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Caso · Studente

Il tutor che interroga

Come ho usato l'AI per studiare senza che studiasse al posto mio: le regole del tutor, il giro che faccio su ogni capitolo, le regole per una simulazione che serve, il registro degli errori. Quello che c'è nel Quaderno 3in2, e come riceverlo.

Per chi ha un esame davanti, poco tempo, e finora ha usato l'AI per i riassunti.

  • ·
  • Il loop, le regole del mock e i codici degli errori vengono dal mio registro degli errori 2024-2026; nessun materiale di corso è citato
  • Le due fonti sulla rilettura: Roediger e Karpicke 2006, Dunlosky e colleghi 2013
  • I prompt sono quelli che uso, riscritti in forma neutra e provati su un progetto demo di contabilità con una dispensa inventata
  • 25 ore per credito: DM 270/2004, art. 5

Metodo personale, non una garanzia: il ritmo è un caso, non una media. Nessuna affiliazione con alcun ateneo. L'AI si usa secondo il regolamento del proprio corso di studi e mai durante le prove d'esame. L'AI può sbagliare: ogni informazione va verificata sui materiali del corso.

45
Crediti a sessione d'esame, contro i 30 del percorso standard
6
Mosse del loop, per ogni capitolo
5
Prompt, nel Quaderno
12
Pagine, gratis via email

Mi sono iscritto all’università a 41 anni, lavorando, e ho dato tutti gli esami dei tre anni in due. Nessun credito riconosciuto per esperienza, nessuna carriera abbreviata: un ritmo, un metodo, e un’AI usata come tutor invece che come scorciatoia. Il ritmo è un caso, non una media, e dipendeva da vent’anni di impresa sulle materie d’azienda. Il metodo invece si può copiare: qui c’è come funziona, nel Quaderno 3in2 (dodici pagine, te lo mando io) ci sono anche i cinque prompt parola per parola.

1. Si studia rileggendo, e non funziona

Rileggere e sottolineare dà una sensazione di padronanza che all’esame sparisce. Il tempo va spostato dalla lettura all’interrogazione, e l’AI è la macchina più economica mai esistita per farsi interrogare.

Il poco che studiavo al liceo lo studiavo leggendo, sottolineando, rileggendo. A 41 anni ho scoperto che quel metodo non regge, e non è un’impressione mia. Roediger e Karpicke nel 2006 hanno mostrato che chi richiama le informazioni con dei test le ricorda meglio a distanza di tempo rispetto a chi le rilegge, anche se durante lo studio la rilettura sembra più efficace. Dunlosky e colleghi nel 2013 hanno passato in rassegna dieci tecniche di studio: i test di richiamo e la ripetizione dilazionata sono risultati ad alta utilità, rileggere e sottolineare a bassa utilità.

Tradotto: si impara recuperando informazioni, non guardandole di nuovo. E qui entra l’AI. Non perché sappia la materia meglio del libro (spesso la sa peggio, capitolo 7), ma perché ti interroga ventiquattro ore al giorno, senza stancarsi, sui tuoi materiali.

Errore che ho fatto. All’esame di marketing sono andato senza studiare, perché di marketing in vent’anni ne avevo fatto e pagato tantissimo. Sono uscito con 18. L’ho rifatto: 30. La materia in cui ti senti un re è quella che stimi peggio.

2. Il loop in sei mosse

Ogni capitolo passa per lo stesso giro, e non si va avanti finché il giro non è chiuso. Si torna alla prima mossa solo per gli errori di conoscenza: tutti gli altri si curano con drill e mock, non rileggendo.

#MossaCosa succede
01SpiegaL’AI spiega un blocco di contenuto, ancorato ai materiali che hai caricato, con la fonte indicata
02CheckpointSubito dopo il blocco, tre-cinque domande secche. Dentro la lezione, non alla fine
03DrillBatteria di domande con trappole realistiche su quel capitolo. Punteggio ed errori
04MockSimulazione d’esame a tempo, formato reale, più capitoli insieme. Punteggio e tempo per domanda
05DiagnosiOgni errore classificato con un codice (capitolo 6). Il registro si aggiorna
06Re-drillNuove domande solo sui tipi di errore emersi, finché l’errore si chiude

Se lavori. Il tempo stava in due posti: nei blocchi fissi (due ore la mattina su una materia, un’ora la sera su un’altra) e nei buchi (le ore di aereo con il computer, le ore di macchina a ripassare a voce con l’AI). Non l’ora eroica di domenica: un po’ tutti i giorni.

3. Come si costruisce un mock che serve

La simulazione è la mossa che vale di più, e anche quella che l’AI sbaglia più volentieri se non le dai regole. Queste sono le mie.

  1. Stesso formato dell’esame vero: tipo di domande, numero, punteggi, tempo. Tu descrivi il formato, l’AI lo replica.
  2. Distrattori veri: ogni opzione sbagliata deve essere plausibile a una lettura veloce e usare il vocabolario del corso nel contesto sbagliato.
  3. Risposte corrette distribuite su tutte le lettere. Le AI tendono a concentrarle su una: va controllato.
  4. Opzioni di lunghezza simile: la risposta giusta non deve mai essere la più lunga.
  5. Difficoltà sopra l’esame reale. Se il mock è più facile dell’esame, è inutile.
  6. A tempo, con il tempo per domanda registrato. Le domande lente dicono più delle sbagliate.
  7. Motivazione per ogni risposta, mostrata solo dopo la consegna.
  8. Calcoli verificati prima di fidarsi della chiave: a mano, con un foglio di calcolo o facendo eseguire il codice all’AI.

Il mock si fa in condizioni vere: telefono in un’altra stanza, timer, nessuna pausa. Venticinque minuti veri valgono più di due ore a spizzichi, e sono anche più facili da trovare.

4. Le istruzioni del tutor

È il prompt che conta di più: otto regole incollate nelle istruzioni del progetto, una volta per esame. Nel Quaderno c’è parola per parola, con le parti da compilare.

Il ruolo prima di tutto: sei il mio tutor per questo esame, il tuo compito non è studiare al posto mio ma interrogarmi e correggermi. Poi le regole. Ogni spiegazione parte dai materiali caricati, con file e pagina di riferimento. «Dai tuoi materiali» e «conoscenza generale» vanno sempre distinti. Se una cosa non è nei materiali, lo dice e non la ricostruisce. Le domande a scelta multipla hanno le risposte corrette distribuite su tutte le lettere, opzioni di lunghezza simile e distrattori che usano il vocabolario del corso nel contesto sbagliato. I calcoli si verificano due volte. Quando sbaglio, niente risposta: una domanda che mi porti a trovare l’errore. In coda il formato dell’esame, il mio livello di partenza e le ore che ho a settimana.

Cosa caricare e cosa no: le tue slide, le tue dispense, i tuoi appunti, sì. Documenti con dati personali di altri e materiali che il regolamento del corso vieta di condividere con servizi esterni, no. E controlla le impostazioni di uso dei dati del tuo account prima di caricare qualsiasi cosa.

5. Lezione, drill, mock

Tre prompt per le prime quattro mosse. Le trappole del drill sono richieste esplicitamente, perché da sole le AI fanno domande troppo gentili.

La lezione con checkpoint è la mossa 1 e la mossa 2 insieme: spiega un capitolo usando solo i materiali caricati, a blocchi brevi, e dopo ogni blocco si ferma e fa tre domande secche; non passa al blocco successivo finché non ho risposto, e alla fine dice quali concetti non padroneggio.

Il drill è la mossa 3: domande a scelta multipla più difficili dell’esame, con le trappole chieste per nome (almeno due «quale NON è», un «trova l’affermazione falsa», una parola cambiata, «nessuna delle precedenti» solo dove è davvero giusta), una domanda alla volta, «corretta» o «sbagliata» e basta, motivazioni e riepilogo solo alla fine.

Il mock è la mossa 4: tutte le domande insieme, nel formato vero, con almeno due che mescolano capitoli diversi, nessuna soluzione, il timer parte quando le vedi. Alla consegna: punteggio totale e per sezione, motivazione per ogni domanda e, per ogni errore, una proposta di codice. Prima di mostrare le domande, l’AI controlla che le risposte corrette siano distribuite sulle lettere.

Errore che ho fatto. In un mock le risposte corrette erano quasi tutte sulla stessa lettera. Un mock così non misura niente, e dopo tre domande ti insegna la lettera invece della materia. La regola 4 delle istruzioni serve a questo.

6. Non tutti gli errori si curano studiando

Su un esame a crocette e calcoli, a preparazione avanzata, la maggior parte dei miei errori non era di conoscenza: era esecuzione sotto pressione e tempo. Studiare di più non serve a chi sbaglia così. Serve simulare di più, e per saperlo ogni errore va classificato.

CodiceTipoIl segnaleLa cura
KConoscenzaNon sapevo il concettoTorna alla mossa 1 su quel punto, poi drill
EEsecuzioneSapevo, ma ho sbagliato calcolo, segno, formulaDrill numerici a tempo sullo stesso schema
LLetturaHo letto male la domanda (NON, eccetto, unità)Sottolinea le negazioni, rileggi prima di rispondere
TTempoSapevo, ma non ho finito o ho tirato a indovinareMock a tempo ridotto, strategia di salto

Altri due codici: D se sei caduto in un distrattore costruito apposta, A se l’errore era dell’AI (chiave o spiegazione sbagliata). Il registro è una tabella. La mia aveva queste colonne, e mi bastavano.

DataEsameArgomentoMia rispostaCorrettaCodiceCausa in una rigaChiuso
12/03ContabilitàRimanenzeBDLNon ho visto il “NON”sì
12/03ContabilitàAmmortamenti2.4004.800EHo dimezzato la quota senza motivono

La diagnosi e il re-drill, mosse 5 e 6, hanno un prompt solo, da usare dopo ogni mock con gli errori incollati uno per uno: per ciascuno il codice e il perché, la causa in una riga, una contromisura concreta; poi il tipo di errore dominante e un re-drill di dieci domande solo su quello. I cinque prompt, parola per parola, sono nel Quaderno.

7. Tre regole per non farsi fregare dall’AI

Stavo per imparare a memoria una formula sbagliata, spiegata benissimo. Saper stanare gli errori di un tutor che parla con sicurezza è una competenza d’esame: ti costringe a conoscere la fonte meglio di lui.

La formula del capitale investito, in una versione incompleta rispetto a quella del corso: me ne sono accorto confrontandola con la slide. Non è stato l’unico caso: una chiave di correzione che dava per giusta la risposta sbagliata, una definizione “plausibile” ma diversa da quella delle slide, un mock con le risposte corrette quasi tutte sulla stessa lettera. Da lì, tre regole.

  1. Ogni affermazione da esame ha una fonte. File, pagina o slide. Se l’AI non la cita, la chiedi. Se non c’è nei materiali, l’AI deve dirlo e tu non la memorizzi.
  2. Le definizioni si verificano sulla fonte prima di impararle. Sempre. Una definizione “plausibile” è il modo più elegante di sbagliare una domanda aperta.
  3. Ogni tanto l’AI audita se stessa. Le chiedi di rileggere tutto quello che ti ha spiegato, confrontarlo con i materiali ed elencare dove ha detto qualcosa che non c’è, dove ha usato un termine diverso da quello del corso, dove ha semplificato una formula.

Vale anche in azienda. Se l’AI prepara un’analisi e nessuno risale alla fonte, la formula incompleta finisce in un board deck con lo stesso tono sicuro con cui era arrivata a me. Le regole sono le stesse.

Com’è stato costruito

Il PDF nasce da un file Markdown di dodici sezioni, una per pagina, impaginato in HTML A4 sui token del mio design system (Figtree per il testo, Spline Sans Mono per i prompt e i numeri, i due fondi del sito) e stampato con Chromium: nel file ci sono solo quei due font, incorporati. È lo stesso motore con cui impagino le note tecniche, così il documento che scarichi e la pagina che leggi hanno la stessa faccia. La prosa sono poco più di duemila parole, i prompt a parte; i prompt sono quelli che uso, riscritti senza riferimenti al mio corso e provati su un progetto demo con una dispensa di contabilità inventata apposta, quattro capitoli e otto pagine, per controllare che un’AI qualsiasi citi la pagina e si fermi ai checkpoint. Nessun materiale di ateneo entra nel documento, per scelta e per rispetto di chi quei materiali li ha scritti.

Da dove si comincia, oggi

Non serve leggere altro. Serve fare tre cose, in quest’ordine, entro stasera.

  1. Apri un progetto nella tua AI, chiamalo con il nome dell’esame, incolla le istruzioni del tutor (sono la prima pagina di prompt del Quaderno) e carica i materiali del primo capitolo.
  2. Fai una lezione con checkpoint su quel capitolo. Rispondi per iscritto, senza guardare le slide.
  3. Fai un drill da dieci domande. Segna gli errori nel registro con il codice. Hai appena chiuso il primo giro.

Per chi non è

Non è per chi cerca il modo di passare senza studiare, per chi vuole usare l’AI durante l’esame, per chi cerca un corso su un esame specifico di un ateneo specifico. L’AI non studia al posto tuo, e durante le prove non si usa.

Il Quaderno te lo mando io: lascia nome ed email nel modulo qui sotto e arriva in pochi minuti. L’indirizzo lo uso solo per quello.

Se il primo giro l’hai già fatto, scrivimi com’è andato. Leggo tutto, e se posso aiutarti ti rispondo. Se non posso, te lo dico.

Dodici pagine e cinque prompt, te le mando io.

Lascia nome ed email: il Quaderno arriva in pochi minuti, gratis. L'indirizzo lo uso solo per mandartelo, poi non ti scrivo altro.

Nicola Giunchi

Imprenditore seriale, investitore, scrittore. Ha fondato 8+ aziende in 20 anni.

Domande frequenti

Funziona con ChatGPT, Claude o Gemini?

Con tutti e tre. I prompt sono scritti in modo neutro: serve solo un assistente che accetti istruzioni persistenti (un progetto, delle istruzioni personalizzate, un Gem) e il caricamento dei tuoi file. Io ho usato Claude; se una formulazione non torna sul tuo, adattala.

Quanto tempo serve per partire?

Meno di un'ora: apri un progetto con il nome dell'esame, incolla le istruzioni del tutor, carica i materiali del primo capitolo, fai una lezione con checkpoint e un drill da dieci domande. Alla fine hai già il primo giro chiuso e i primi errori nel registro.

Cosa carico nell'AI e cosa no?

Le tue slide, le tue dispense, i tuoi appunti: sì. Documenti con dati personali di altri e materiali che il regolamento del corso vieta di condividere con servizi esterni: no. E prima di caricare qualsiasi cosa controlla le impostazioni di uso dei dati del tuo account.

L'AI non rischia di farmi imparare cose sbagliate?

Sì, se la lasci fare. A me ha presentato una formula incompleta, una chiave di correzione sbagliata e una definizione plausibile ma diversa da quella del corso. Per questo ogni affermazione da esame deve avere una fonte citata, le definizioni si verificano sulla slide prima di impararle, e ogni tanto le chiedi di controllare se stessa contro i materiali.

È un corso per preparare un esame specifico?

No. Non c'è nessun materiale di ateneo, nessuna banca di domande per professore, nessun nome di corso. È il metodo con cui io ho preparato i miei esami, su materie generiche, da adattare ai tuoi materiali.

Come si riceve il Quaderno 3in2?

Lasci nome ed email nel modulo in fondo alla pagina e il PDF arriva per posta in pochi minuti, gratis: dodici pagine con il loop, le regole del mock, i codici degli errori e i cinque prompt parola per parola. L'indirizzo serve solo per l'invio. Da questa pagina si scarica anche il registro degli errori vuoto, in CSV.

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